Affitti brevi verso codice identificativo nazionale e iscrizione obbligatoria all’Agenzia delle Entrate

Previste multe dai 500 ai 5000 euro per i titolari di strutture extra alberghiere che non si adegueranno alle nuove norme contenute nel Decreto Crescita in discussione alla Camera e che diventeranno probabilmente esecutive prima dell’estate. Gli emendamenti presentati prevedono un Codice identificativo unico nazionale per chi pubblica annunci di affitti brevi e l’iscrizione in una speciale banca dati che sarà istituita presso l’Agenzia delle Entrate. Una manovra che il ministro del Turismo Gian Marco Centinaio aveva annunciato all’ITB di Berlino (qui il video con la mia intervista) e che in tempi molto brevi sta diventando realtà.

“Finalmente, grazie al nostro lavoro, anche l’Italia si dota di un fondamentale strumento che consentirà di migliorare l’offerta turistica. Il codice identificativo e l’iscrizione a una banca dati presso l’Agenzia delle Entrate per gli affitti brevi, e le locazioni presso strutture ricettive, consentirà di evitare eventuali evasioni fiscali o elusioni. Con l’impegno di tutti abbiamo raggiunto un risultato importante”. ha commentato il Ministro,

La misura è stata introdotta nel decreto crescita, attraverso gli emendamenti dei relatori Giulio Centemero (Lega) e Raphael Raduzzi (M5S) con la quale coloro che metteranno in locazione la propria abitazione dovranno dotarsi di un codice alfanumerico con cui saranno registrati all’Agenzia delle Entrate e “identificati” sulle piattaforme di intermediazione. Una novità che secondo il legislatore risponde alle resistenze dei colossi del settore, contrari all’idea che dovessero essere loro a farsi carico di questa processo di tracciamento.

Un pensiero su “Affitti brevi verso codice identificativo nazionale e iscrizione obbligatoria all’Agenzia delle Entrate

  1. gabriga pellegrini Rispondi

    Sono da nove anni nel settore della ricezione extralberghiera nella sotto categoria “non professionale”, ossia quando il titolare del B&B o Affittacamere vive ed è residente nella struttura dove si svolge la attività ricettiva. Norme stabilite dalle Regioni vanno da 1 posto letto fino ad un massimo di 12 per 6 camere. Questo permette di evitare le partite iva e iscrizioni alla camera del commercio. Il fenomeno del turismo di massa, esploso dal 2012 in poi veniva chiamato “faccio airbnb” e l’ignoranza di molti gestori ha – anche creato il mercato nero – . Sarebbe già bastato emettere un decreto legge, per obbligare a tutte le piattaforme del settore di chiedere il numero di licenza della struttura per acconsentire la pubblicazione in rete dell’annuncio. Anche perchè non si può sostenere di essere indenni della complicità di una attività di lucro, sarebbe dire che il “ricettatore non è responsabile del furto” !! Il reato è punito come complicità dell’azione comune implicita nel furto. Ma come ben si sa…le potenti lobby sono in grado di fare affondare qualsiasi tentativo di regolarizzare attività lavorative o pseudo-lavorative.
    E’ anche vero che nell’affare sono poi entrate anche le lobby delle agenzie immobiliari che hanno razziato a piacimento, proprio perchè sono i primi destinatari dei proprietari che vogliono dare dare in affitto il proprio appartamento, gioco facile per le agenzie che hanno inventato “La casa vacanza” e la “locazione turistica”…Titolari (?) che riscuotono, mentre il lavoro vero, ricezione e pulizie chi o fa? Indovinate un po’…
    Questo tipo di ricezione turistica si avvale anche della metamorfosi edilizia degli ultimi anni dove la maggior parte degli appartamenti sono bilocali, quando non mono…Al contrario i veri B&B si appoggiavano su appartamenti intorno ai 150 mq o più…così nella tradizione inglese la camera degli ospiti veniva messa sul mercato, ma è certo che l’ospite viveva un altra situazione, quella di stare all’interno di una famiglia e conoscerne da vicino le culture. Cosa che ancora accade nella mia struttura.
    Vorrei solo chiudere sostenendo che l’iscrizione e la dichiarazione di inizio attività presso gli uffici della turismatica dei comuni, comporta che la struttura debba essere tutta a norma, grandezza delle camere, finestre, bagni e impianti tutti…ricezione e comunicazione alle Questure, agli uffici statistica turismo e tassa di soggiorno comunale. Al contrario le strutture abusive possono evitarsi tutte queste trafile e mancanza di rispetto delle regole, non garantendo agli utenti un bel niente. La domanda è come è stato possibile permettere tutto ciò per 10 anni? Chi doveva controllare almeno le strutture senza autorizzazioni non lo ha fatto…e a quanto pare l’ Agenzia Entrate e i Comuni non si parlano ne collaborano, salvo che non siano costretti da denunce mirate.

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